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Visualizzazione dei post da Aprile, 2013

Il mio parere su Nella casa

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Ieri sera ho visto Nella casa (Dans la maison, di Francois Ozon, 2012) e nonostante la discreta piacevolezza generale, per tutta la sua durata non ho fatto altro che pensare: "Se fosse stato un film di Woody Allen, sarebbe stato perfetto!".

E' uno di quei film raffinati e godibili, ma che sembrano avere qualcosa di mancante, un non so che di incompiuto, di potenziale inespresso che poteva diventare magnifica espressione nelle mani e con lo stile di un altro regista (e torno ancora a pensare a Woody e immagino un film più ironico, ritmico e sbarazzino...).

Mi è piaciuto molto il fatto che sia ricco di temi e spunti di riflessione, così ognuno può amare il film a proprio modo: io sono rimasta affascinata dalla sua parte bibliofila, romanzesca e scribacchina, dal suo affascinante afflato letterario, ma c'è tutta una serie di riferimenti al voyeurismo, al cinema, all'arte contemporanea, alla media borghesia, al sistema scolastico odierno, all'adolescenza, che se…

I Love Books: 47. La campana di vetro

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Con Sylvia Plath bisogna andarci piano, ha la capacità pazzesca di entrarti dentro l'umore e di pennellarlo di tonalità grigio-nere, di instillarti in corpo piccole gocce di nichilismo e depressione che debilitano il proprio (più o meno stabile) benessere fino a farlo sembrare stupido.

Le pagine che ha scritto sono cariche di amarezza, di noia esistenziale, di dolore; sono bellissime, ma ti fanno il cuore e lo stomaco a brandelli.

Ho letto La campana di vetro (The Bell Jar, 1963), suo unico romanzo, a circa tre mesi dalla lettura dei suoi Diari; ho aspettato di essere predisposta psicofisicamente e di avere i polmoni carichi d'aria buona, perché conoscevo già la destabilizzazione e il senso di asfissia a cui andavo incontro.
Ma ho desiderato tanto farlo, perché la curiosità che provo per questa donna e per le sue opere è qualcosa di simile all'attrazione, al magnetismo.

Devo dire che da un punto di vista strettamente letterario ho trovato il romanzo piuttosto mediocre, ho…

Il mio parere su Il sospetto

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Un po' in ritardo rispetto alla sua uscita, ho finalmente recuperato Il sospetto (Jagten, di Thomas Vinterberg, 2012), un gran bel film che, nel suo incedere calmo ed essenziale, fa venire la schiuma alla bocca per la rabbia infanticida che infonde.

I bambini certe volte possono essere creature malefiche e beffarde, ho sempre ritenuto che ci sia qualcosa di diabolico e primordiale nella sfacciataggine di alcuni di loro, un'oscura forza destabilizzante nei loro continui "Perchè?".
La lettura traumatica de Il Signore delle mosche mi ha dato in qualche modo conferma di questa cosa ed è anche per questo che mi capita spesso di aver paura di certi fanciullini troppo schietti e diretti (ricordo ancora il bambino a cui facevo ripetizioni che incitò il suo gatto a sbranarmi!) e dell'incapacità di difendermi dalle loro trovate.

A dispetto della sua inattaccabile sacralità anagrafica, il bambino può anche essere fonte di infelicità e dolore per l'adulto, più spesso d…

Il mio parere su Hitchcock

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Hitchcock (di Sacha Gervasi, 2012) è un film che non si vede per la sua tecnica, la sua sceneggiatura, la sua fotografia o la sua autorialità registica, come si farebbe con un film di Hitchcock, ma per il semplice divertimento della scoperta e quasi del gossip su una figura ipnotica e leggendaria come quella di Sir Alfred Hitchcock. E' un po' come se ci si aggirasse furtivi dentro la casa del maestro e dietro le quinte della lavorazione di un suo film alla ricerca di quanti più aneddoti e particolarità possibili.

Con un personaggio principale così serve aggiungere poco altro al film, anzi è bene togliere per evitare la caricatura o l'operazione fanatica: Hitchcock è, già solo per la sua singolare fisicità e genialità, materiale scenico sovrabbondante e più che sufficiente.
Non si tratta di un biopic, di un'analisi approfondita e introspettiva della mente hitchcockiana, ma di una porzione singola e specifica della carriera del regista, di uno sguardo ravvicinato su un m…

I Love Books: 46. Nanà

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Da tempo corteggiavo questo romanzo di Zola, poi ho letto Il petalo cremisi e il bianco ed è stata pura passione, allora mi sono detta "anche in Nanà la protagonista è una prostituta, magari trovo un po' della mia adorata Sugar fra le pagine parigine di quest'opera!".
Lo sconto del 25% sugli Oscar Mondadori ha fatto il resto.

Dico subito che mi è piaciuto solo parzialmente e che ho avvertito spesso l'alone deludente di "opera minore". Non ho  letto i grandi capolavori di Zola comeThérèse Raquin o Germinale, per cui non ho termini di paragone, ma nonostante ciò ho avuto la percezione chiara che Nanà non sia stato propriamente il momento di maggior grazia dello scrittore francese.

E' un'opera dal taglio molto teatrale e vivace, il dialogo incalzante e la frenesia del discorso diretto prevalgono sull'aspetto descrittivo e intimamente narrativo, la superficie scenica ha la meglio sulla profondità romanzesca.
Zola, com'è tipico della corrent…

3X1: ParaNorman/Ralph Spaccatutto/Le 5 leggende

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ParaNorman (di Sam Fell e Chris Butler, 2012) è un gioiellino stiloso in stop-motion creato dalla Laika (la stessa di Coraline), è un film dell'orrore con tutti i crismi travestito da film d'animazione, è dedicato quasi più agli adulti e agli appassionati del genere che ai bambini con i cestelli di pop corn.
Mi sono divertita moltissimo a vederlo, ho apprezzato molto il suo piglio scanzonato e beffardo rispetto all'adesione attenta al mondo dell'infanzia, il suo esagerare in certe situazioni e scene senza paura di far paura, il suo citare film horror dal trash al zombie, da Lamberto Bava a Romero, con grande classe e ironia.
Insomma, per i più piccoli c'è poco da prendere e poco da ridere, la patina dark e cimiteriale è molto forte, ma non lo è alla Tim Burton, con profondità malinconica, bensì in modo volutamente stereotipato e basic, con continue strizzatine d'occhio allo spettatore e irresistibili buffonate da b-movie.
Consigliatissimo!



Ralph Spaccatutto (Wre…

Serie tv mon amour: 23. Girls (seconda stagione)

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Ho finito ieri sera di vedere la seconda stagione di Girls e devo ancora capire come farò a vivere senza per dei lunghi mesi.
Ho un rapporto di dipendenza vitale da questa serie, la considero geniale, un prodotto innovativo, spregiudicato, esteticamente anticonformista, qualcosa di estremamente familiare e amichevole per me.

Questa seconda stagione ha un tocco più malsano e sofferente rispetto alla prima, parla di disagio in maniera meno autoironica e buffa, flirta con la solitudine e l'alienazione, può addirittura risultare disturbante.

Hannah, che era incasinata lavorativamente e sentimentalmente già nella prima, in questa seconda stagione si lascia toltalmente andare, è un'anima in pena sessualmente troppo facile ed emotivamente troppo difficile, un concentrato di isteria, malinconia, tic nervosi. Tenera, ma ache un po' insopportabile, un tipo di giovane donna sempre più in crisi in cui è, ahimè, facile rispecchiarsi.

La vediamo praticamente sempre nuda, molto più rispe…