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Visualizzazione dei post da Giugno, 2013

I Love Books: 51. La trama del matrimonio

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Jeffrey Eugenides è uno di quegli autori contemporanei che considero già classici, maestri assoluti dell'arte di scrivere e creatori di storie umanamente miracolose, coinvolgenti all'inverosimile, a rilascio prolungato.
Qualsiasi sogno personale di scrittura diventa insulsa velleità grafomane e si scoraggia di fronte alla forza creativa e stilistica di questo maestro.

Middlesex è un romanzo che mi ha fatto innamorare di sè e a distanza di anni ne sento ancora il riverbero emotivo e il fascino malinconico. Inutile dire che anche Le vergini suicide è stato un micidiale colpo di fulmine e al cuore per me, un tipo di libro dal carisma personalissimo e indimenticabile.

La trama del matrimonio mi ha risucchiato completamente nelle sue fila, l'ho letto tutto d'un fiato, con un trasporto diverso da quello dei due precedenti romanzi, forse con meno struggimento, ma con un piacere vorace.
La percezione netta del talento di Eugenides l'ho avuta di nuovo e stavolta si è manifest…

Il mio parere su Effetti collaterali

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Sono una di quelle persone che legge sempre i bugiardini allegati ai farmaci e ne rispetta indicazioni posologiche e tutto il resto perchè teme gli effetti collaterali come fossero minacce inquietanti di reazioni paranormali. La secchezza della fauci, per esempio, mi fa venire in mente una trasformazione in bestia selvatica, ma questa è un'altra storia...

In Effetti collaterali (Side Effects, di Steven Soderbergh, 2013), protagonisti assoluti sono gli psicofarmaci, quelle pilloline dai nomi tecnici dentro tubetti plastificati che nei film americani vengono inghiottite quasi sempre senza acqua e con foga enfatica.

La protagonista umana del film, Emily (Rooney Mara), è tremendamente depressa e nemmeno l'uscita di prigione per insider trading dell'aitante marito (Channing Tatum) riesce a rinvigorirla e a distoglierla dai suoi ripetuti tentativi di suicidio.
E' a questo punto che si imbatte nello psichiatra Jonathan Banks (Jude Law) e nelle sue prescrizioni di farmaci an…

I Love Books: 50. La controvita

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E' solo il terzo libro che leggo, dopoPastorale americana e Ho sposato un comunista, della lunga opera omnia di Philip Roth (me ne mancano almeno altri venti!), ma posso dire con ferma convinzione che lo stile di scrittura dello scrittore di Newark è una delle cose più elettrizzanti e ipnotizzanti che abbia mai avuto sotto gli occhi: è talento che trasuda dalle pagine e che galleggia nell'aria attorno alla tua area di lettura, facendoti percepire l'essenza pura del saper scrivere.
Sono quasi intimorita dalla sua maestria; mi ritrovo a leggere di cose molto lontane dalla mia zona esistenziale e culturale, come ebraismo e americanità, eppure vengo travolta da ondate continue di empatia e trasporto, perché la penna di Roth è un pungolo costante, schiaffi, pugni, qualche carezza, qualche risata, che non possono lasciare indifferenti chi legge.

La controvita (The Counterlife, 1986) mi è piaciuto leggermente meno rispetto agli altri due, che sono stati vere e proprie bombe emot…