I Love Books: 72. Il cardellino



Premio Pulitzer per la narrativa 2014, Il cardellino è un romanzo preceduto dalla sua fama, è il fenomeno editoriale di cui si legge e sente parlare un po' dovunque e che trascina nel vortice mass mediatico e commerciale del "voglio leggerlo anch'io!". Se al suo status di bestseller imprescindibile del momento, si aggiunge il fascino misterioso da outsider di Donna Tartt e il suo farsi viva ogni 10 anni con romanzi costruiti in modo maniacale e architettonico, non si può fare a meno di provare curiosità.

Io l'ho fatto mio a soli 4,99 euro approfittando di un'offerta Kindle e mi ci sono immersa subito.

La storia dickensiana di Theo Decker che a 13 anni perde la madre in un attentato al Metropolitan Museum di New York, trova e porta con sé il quadro del maestro olandese Carel Fabritius "Il cardellino", viene adottato da una ricca e alienata famiglia newyorkese, poi trascinato dal padre alcolista a Las Vegas, per poi ritrovarsi di nuovo a New York tra antiquariato e sbando totale, coinvolge subito il lettore e non gli dà pace.
Gli orfanelli di Dickens sono quasi dei privilegiati rispetto a Theo, alla sua vita rocambolesca e disgraziata, alla sua solitudine metropolitana, alla sua perdizione; in loro c'è una purezza buona e autosalvifica che Theo non ha. Theo è un dannato, un drogato, un derelitto. Con Theo Decker il romanzo di formazione si fa romanzo di autodistruzione.

Togliere al lettore la comfort zone classica del riscatto, del respiro di sollievo, è una delle forze seduttive del romanzo, ciò che lo rende irresistibile dalla prima all'ultima pagina.
Disperato, esasperato, deprimente, ma totalmente trascinante.
Da questo punto di vista il Pulitzer è meritatissimo e mi inchino di fronte alla capacità di Donna Tartt di tessere una tela narrativa così ampia e avvincente.

In questa costruzione magnifica e precisa di ars narrandi ho tuttavia riscontrato alcuni difetti e cali di tensione.
Ho trovato poco probabili e forzate alcune situazioni, come la facilità troppo casuale di ritrovarsi in una città immensa e mutevole come New York.
Lo spettro dell'artificio aleggia di tanto in tanto e impone una fastidiosa, seppur non troppo prolungata, sospensione del patto di incredulità.

Inoltre c'è il problema della ridondanza, di certe descrizioni che a volte sembrano semplici variazioni semantiche sullo stesso identico tema, un ripetersi in loop di situazioni (quasi sempre a tema tossico, alcolemico e lisergico) che per un bel po' di tempo non portano la trama da nessuna parte, tenendola in uno stand by accessorio. Un problema che riguarda in particolare la lunga parte centrale del romanzo, quella ambientata a Las Vegas, quella in cui Theo conosce Boris e insieme a lui vive in uno stato perenne di stordimento tossico e di divertimento chimico.

Se fossi stata l'editor di Donna Tartt avrei tagliato qua e là, avrei portato un po' di fresco sfoltimento in quelle zone asfittiche e sospese del romanzo che sembrano sempre uguali.
Donna Tartt scrive con eleganza evocativa e con un'attenzione maniacale alle parole, è una macchina narrativa pressoché perfetta, e forse è proprio per questa invidiabile abilità che spesso indugia troppo qua e là, che blocca la corsa del treno per descrivere un'atmosfera, un gesto, dimenticandosi di far camminare il lettore.

Tolte queste pecche, Il cardellino è pura attrazione, è dipendenza totale, è colla ad azione immediata sugli occhi. Si legge rapidamente e famelicamente nonostante le quasi 900 pagine, è il classico libro che si ingurgita tutto d'un fiato e che si legge per il semplice piacere di leggere.

Con ciò non voglio dire che alla fine del libro non rimanga nulla o che non ci siano spunti di riflessione su tematiche importanti, però non posso nemmeno dire che abbia avuto un effetto prolungato post lettura su di me o che mi abbia destabilizzato, cambiato o scrollato come hanno fatto certi altri libri.
Non so come dire: mi è piaciuto moltissimo, mi ha offerto un'evasione totale, ma è come se non fossi riuscita a "sfondarlo", a leggerlo in profondità.
Un po' come mi accade con i romanzi di Stephen King, e con la letteratura di consumo in generale, è stata una lettura di godimento, ma senza particolari insegnamenti e riverberi.

C'è però un'eccezione a questa sensazione ed è il finale che ho trovato bellissimo e significativo, una summa di poche pagine dell'anima intera del romanzo, del suo senso profondo.
Un commiato che è quasi un consiglio, un invito alla vita e alla salvezza personale.
Ho sottolineato e memorizzato questa frase:

Qualunque cosa ci insegni a parlare con noi stessi è importante: qualunque cosa ci insegni a cullarci fino a uscire dalla disperazione.

Commenti

  1. ...devo assolutamente aggiornarmi e prenderlo, naturalmente sapevo della vittoria, ma non l'avevo ancora recuperato...
    assolutamente da sopperire questa mancanza

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    1. recuperalo adesso, è perfetto da leggere d'estate!

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  2. Bellissima la tua recensione,
    complimenti, hai usato davvero le parole giuste per descrivere questo libro e come l'hai trovato.
    Io personalmente l'ho adorato, mi ci sono tuffata e non volevo riemergene più.
    A differenza tua io ho continuato a pensarci molto a fine lettura, mi ero affezionata a Theo e a tutti i personaggi che gli gravitavano intorno.
    Gran bel libro per me e un evviva per la tua recensione! :)

    Valentina
    www.peekabook.it

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  3. Ancora non ho letto nulla della Tartt e più ne sento parlare più capisco che dovrei. La sua figura trasuda un fascino innegabile, che si riversa sui suoi romanzi già dai titoli e dalle trame. Posso solo immaginare, per il momento, quanto fascino avviluppi tutte quelle pagine. Bellissima recensione, che conferma la necessità di conoscere quest'autrice al più presto.

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    1. sì, è una scrittrice così nascosta e poco mainstream che suscita tanta curiosità a priori. Ho intenzione di recuperare il suo primo romanzo, Dio di illusioni, che pare sia magnifico!
      Grazie yaxelle :D

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  4. Bella recensione, curata e attenta. Ero indecisa sull'acquisto in ebook, ma ho desistito perché 900 pagine non riuscirei a leggerle sull'ereader.

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    1. grazie Marina :D
      Ti dirò che io i libri lunghi e pesanti da tenere in mano li leggo meglio sul Kindle: posso mettermi come voglio e tenere il libro senza slogarmi il polso e stancarmi :D

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  5. Mi piace tantissimo questa recensione! Il libro non l'ho ancora letto, anche se faccio parte di quella schiera di persone nel vortice del "voglio leggerlo anche io!" e spero di riuscirci a breve... terrò a mente le tue parole e poi le confronteremo! ^^

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    1. Grazie Fragola :)
      Mi piacerebbe molto confrontarmi con la tua opinione, spero tu riesca a leggerlo a breve!

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  6. Se ne parla ovunque, ma io lo sento nominare per la prima volta qui.
    Sembra un libro interessante, la tua capacità critica molto mirata e precisa, decisamente qualcosa di raro laddove si leggono solo frasi fatte come "Mi è piaciuto" o "Non mi ha convinto".

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