I Love Books: 88. Storia del nuovo cognome (L'amica geniale - volume secondo)


(Post privo di spoiler nel rispetto sacro di chi non è ancora arrivato al secondo volume).

Continua senza perdere un briciolo di appeal e di capacità di incantare la storia di Elena e Lila, storia di amicizia e di inimicizia, di fughe e di ritorni, di progressi e di regressi.

Le piccole donne crescono (il riferimento alla Alcott non è casuale): dopo la focalizzazione sull'infanzia e l'adolescenza delle due protagoniste nel primo volume, la Ferrante ci prende per mano e ci racconta la loro giovinezza, la costruzione e la decostruzione di una nuova fase delle loro vite, le nuove spinte centrifughe o centripete rispetto al rione, rispetto a loro stesse.
La perfezione, l'arte sublime del narrare, la forza evocativa della sua scrittura rimangono immutate. Così come l'aura di opera destinata a rimane nella Storia della letteratura che pervade questa serie di romanzi.

La bulimia di lettura rimane famelica e bisogna porsi un freno per non spazzolarsi il lauto pasto in un sol boccone, privandosi del piacere di degustarlo piano.

La metafora gastronomica che da sempre di adopera a proposito di libri meravigliosamente leggibili, con il ciclo de L'amica geniale è particolarmente giusta: gli occhi non si saziano mai di quelle righe carismatiche, ne hanno fame.

Non posso dire molto della trama perché non sarebbe giusto nei confronti di chi è ancora fermo al primo volume; non dirò ovviamente cosa succede ad Elena e Lila e qual è il percorso di queste due giovani donne in fieri, la loro posizione rispetto al rione e alle sue dinamiche, le loro esperienze.

Riporto solo in breve le mie percezioni rispetto alla scrittura di Elena Ferrante che mi ritrovo a scoprire, pagina dopo pagina e libro dopo libro, sempre più sublime, sempre più generosa con il lettore, quel tipo di scrittura che invidi perché colta e semplice al tempo stesso, in perfetto equilibrio tra aristocrazia e democrazia della parola.

Ma anche quel tipo di scrittura che mentre racconta, in qualche modo racconta di te, ti tira in ballo, ti risulta familiare e ti fa venire in mente mille cose sul tuo vissuto.

C'è una parte del romanzo ambientata ad Ischia, durante le vacanze estive, che è il cuore caldo del racconto e un fluire ininterrotto di suggestioni, memorie proustiane e abbandoni nostalgici per chi legge e ha ormai ben più di 18-20 anni.

Ho vissuto un revival personale degli anni del liceo leggendo quelle pagine, ho rievocato gioie e fantasmi di quell'età così bella e così piena di contraddizioni, l'età delle prime volte in tutto, della totalità del sentire, della costruzione di basi per approdi futuri.
Man mano che il racconto procedeva prendeva forma anche la mia memoria degli anni universitari da fuori sede e anche in questo caso le descrizioni andavano ad incontrare armonicamente i miei ricordi, le mie esperienze.

L'empatia che sentivo di avere già con la piccola Elena, è diventata una sorta di rispecchiamento quasi totale nella giovane Elena; mi sono sentita vicinissima a lei per una serie di motivi: la brillantezza nello studio, l'insicurezza, le difficoltà sentimentali, le spinte alternate alla bontà e alla rabbia. In questo romanzo (e in questa saga, fino ad ora) io mi sento Elena, io sto con Elena.

Di pari passo e in maniera diametralmente opposta è aumentata la mia antipatia nei confronti di Lila, amica-nemica, ora tirannica ora fragilissima, ma sempre, anche nel bene, anche nell'amore, prepotente, quasi cattiva.
Nel primo romanzo la temevo e l'ammiravo come fanno le donne insicure (come me, come Elena) nei confronti delle donne dalla determinazione bellica; era una bambina e una ragazzina dai connotati coraggiosamente eroici per gli anni '60 e la Napoli rionale, ma anche a livello universale.
Allo stesso tempo la detestavo.

In questo secondo romanzo, ho provato soprattutto fastidio per le sue continue fasi di alta e bassa marea, per le sue richieste di aiuto ad Elena e i suoi modi fin troppo sottili di ricambiare i favori, per il suo mettere l'amica in una posizione di subalternità.
Come ho già detto nel post sul primo libro, Lila mi sta mettendo molto alla prova, continua a farmi dibattere tra la spinta a considerarla eccezionale, enormemente degna di essere una donna, e la spinta ad odiarla per la sua forza oscura che fa soccombere tutti, per la sua carica distruttiva.

Ma il dualismo, la doppia focalizzazione e l'alternanza di percezioni, si sa, fanno parte integrante di questa storia a due, di questa epopea amicale e sororale che, anche per questo secondo volume, merita la definizione di geniale.

Commenti

  1. La scrittura della Ferrante può tutto.

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  2. Pensa che c'è gente che si è lamentata delle 100 e più pagine della vacanza a Ischia (che come dici tu è il cuore caldo del romanzo) definendole noiose e io mi chiedo: cosa cacchio hanno letto?
    Mi sono pappato il terzo libro in sei giorni. Prima del gran finale mi preparo psicologicamente.
    Mentre tu stai con Elena io sto con Lila ;)

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    1. Ma infatti! La vacanza a Ischia è forse una delle parti più intense di tutta la saga, come si fa a contare le pagine con cose così belle?
      Io sto per finire il terzo e a breve mi darò al 4 e al grande addio (lacrime!), per poi tornare al resto del mondo letterario (ma quanto ci mancherà la Ferrante? meglio non pensarci!).

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  3. Anch’io, nonostante tutto, sono stata con Elena fino alla fine. Di Lina ho visto sempre l’aspetto più maligno che geniale. E non ho condiviso l’opinione di quanti hanno parlato di una diversa penna che avrebbe scritto l’ultimo volume. Naaaa. Chiunque sia, a me è sembrata la Ferrante, la stessa voce, dal primo al quarto volume. Sbaglierò??

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    1. Anch'io di Lila ho percepito sempre più la cattiveria che il suo essere speciale.
      Non sapevo di quest'altra teoria, ma quante ce ne sono di queste spy stories sulla Ferrante? Roba da matti :)
      Io non sto percependo alcun cambiamento nell'ultimo volume!

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