Il mio parere su Inside Out


Gioia. Tristezza. Rabbia. Paura. Disgusto. Al timone della nostra complicatissima testa ci sono loro, così istrionici, complementari, vocianti.
Dopo aver visto Inside Out (di Pete Docter e Ronnie Del Carmen, 2015) sarà solo la prima di queste emozioni a riempirvi la mente, a farla ballare di soddisfazione, incanto e felicissima commozione.

Il trionfo della gioia in un film che a ben vedere tanto gioioso non è.
Perché quello che celebra con tutta la grazia possibile Inside Out è la bellezza necessaria della tristezza, quelle lacrime di sconforto, quel sentirsi blu, quel vedere nero, che sono la via principale all'autenticità del sentire, all'approdo finalmente felice.
L'arte della gioia passa per l'arte della tristezza, senza l'una non c'è l'altra e viceversa.


Dualismo emozionale che mi ha accompagnato anche durante la visione del film.
Ho riso tantissimo: Inside Out ha un lato comico geniale, una capacità di intrattenimento prodigiosa. Le 5 emozioni sono macchiette colorate vorticose, sovrane assolute della gag.
Ho pianto altrettanto spesso, quel tipo di lucidità dolceamara agli occhi che va di pari passo con la pelle d'oca e che ha a che fare con il ricordo d'infanzia, il passato, lo spleen, il dolore e la poesia delicata e dura del vivere.

Inside Out è una macchina perfetta di emozioni potenti, un tipo di animazione con l'anima, in una sola parola: PIXAR.
La casa di produzione californiana è sempre più una generatrice di capolavori, una creatrice di emozioni straordinarie, un connubio armonico di perfezione tecnica e cuore, di vocazione all'enorme e di sensibilità commovente per le piccole cose.

Ed è anche di una preparazione, di una capacità di approfondimento che allarga a dismisura gli orizzonti classicamente infantili dell'animazione, portandoli al sapere, all'intelletto, oltre che al cuore.
Siamo noi adulti i veri destinatari di un'opera simile, soprattutto per quel che riguarda l'inside.

In Inside Out c'è Freud, c'è Jung, il subconscio, l'onirico, la memoria, ci sono la psicologia e le neuroscienze, ed è istruttivo, oltre che affascinante come un'esplorazione, come un documentario, entrare dentro la mente e la sua articolata ingegneria.


Quella di Riley, la piccola protagonista del film, è la mente di ogni infanzia normale, ma la sua serena normalità e il feeling con i suoi genitori cambia in seguito ad un trasferimento dal Minnesota a San Francisco. Novità e abbandono generano un mix disordinato di stati d'animo in Riley.
Il team aziendale delle cinque emozioni va in tilt e nella sua testa è l'inizio della bufera e del crollo.


Essere Riley, parafrasando il film di Spike Jonze Essere John Malkovich, stare nella sua mente e afferrare profondamente il suo disagio, il suo transito emotivo, il colorarsi di blu o lo sbiadire di alcuni dei suoi ricordi beati.
L'empatia è totale, le sue percezioni sono le nostre. Il rispecchiamento con l'animazione è un miracolo.

E poi c'è il lato ludico, i fuochi d'artificio grafici di Inside Out.
La versione Pixar della mente umana è una girandola di colori, un perenne scambiarsi di posto delle tonalità umorali, uno spettacolo multicromatico.
Girandole di colori, biglie rotolanti dalle tonalità cangianti, viaggi rocamboleschi ai limiti del lisergico, Inside Out è un'autentica giostra, un continuo esplorare, provare, saltare, un'immersione in quella tavolozza psichedelica che è la nostra mente.


Eppure in questo trionfo di vivacità cromatica, è il blu spento di Tristezza ad avere l'impatto più forte nel nostro cuore.
Con i suoi occhialoni e la sconfitta fantozziana congenita, Tristezza è anche lungimirante, attenta, preparata al peggio e inconsapevolmente predisposta al meglio, è la chiave del film e della nostra esistenza: il suo disfattismo, la sua accidia, il suo essere così malinconicamente blu, sono necessari al lato comico di Inside Out, ma anche al suo lato incline al dolore, quello che ci riguarda più o meno tutti e che troppo spesso rifiutiamo.

"Perché essere felici per una vita intera sarebbe quasi insopportabile..."
canterebbero due miei noti conterranei ed è in questo paradosso che sta la verità e la carezza che Inside Out porge ad ognuno di noi.
Ai felici, ai tristi, agli impauriti, agli arrabbiati, ai disgustati.

Piangere dal ridere, piangere per poi ridere, questo siamo noi umani, questo è Inside Out e Inside Out è un capolavoro.

Commenti

  1. Concordo con te, la Pixar ha realizzato dei capolavori... Lo vedrò prestissimo, grazie!

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