Post

Visualizzazione dei post da Aprile, 2016

I Love Books: 119. Quel che resta del giorno

Immagine
Dopo la maratona mozzafiato diRoderick Duddle,mi sono ritrovata casualmente in mano la calma serafica e la ragionata consapevolezza di Quel che resta del giorno, un'esperienza di lettura quasi spirituale.

Il ricordo, la meditazione su di esso, il senso di ogni azione che di tanto in tanto si affaccia a fare domande, il bello esterno e l'introspezione graduale.
Tutta la grazia, la misura e la classe dell'autocontrollo del mondo li trovate dentro questo meraviglioso romanzo, fra le sue pagine levigate, fra le descrizioni accurate e i pensieri ordinati del maggiordomo inglese Stevens, figura dalla nobiltà morale indimenticabile.

Quel che resta del giorno ha la quiete dimessa del tramonto, quella pacata sospensione che calma l'anima e distende, quel dorato nitore che avvolge lo spirito e rende più saggi, più in pace.
La luce diurna cede il posto senza atti bruschi a quella serale ed è in quel momento di transito che si annida la bellezza più struggente, quella degli abband…

I Love Books: 118. Roderick Duddle

Immagine
Roderick Duddle è tante cose, ma sopra ogni cosa è un gioco e io mi sono divertita come non mai a leggerlo, a fare esperienza di questa narrazione classica e sperimentale al tempo stesso, frutto di grande conoscenza della materia e di abilità burlesche indimenticabili.

Quel bambino in movimento sulla copertina Einaudi sono io e siete voi mentre correte impazienti a riprendere la storia, a far svanire il mondo fuori e l'altrove che non sia Roderick e il suo picaresco microcosmo.

Roderick Duddle è un libro che richiama e incatena, ha un ascendente fortissimo sul lettore, ve lo portereste dovunque, è il perfetto compimento del concetto di evasione letteraria.
Ma tu non scapperai, mio lettore, perché sei avido di sapere, e perché ti ho scelto fra tanti, e perché, appunto, sei mio.Grandi speranze o L'isola del tesoro rispetto a questo trionfo di dinamiche e macchinazioni in chiave semiseria, sono romanzi seriosi e formali.
La capacità di attrarre il lettore di Dickens o di Stevenson

Il mio parere su Brooklyn

Immagine
Dolcezza, classicità, purezza, eleganza. Brooklyn (di John Crowley, 2015) è tutto questo, è un film cristallino come gli occhi di Saoirse Ronan, pulito, garbato e di una bellezza composta come lei.
Un'opera semplice dal cuore grande, sceneggiata da Nick Hornby nel migliore dei modi (e senza troppa attenzione alle mode, per fortuna).

Per me il film più bello di quest'anno insieme a Carol.

Storia universale, ma anche minimale, che diventa uno specchio per chi ha mai dovuto fare i conti con lo strazio lacerante del dissidio restare/andarsene.

Una giovane donna irlandese, il suo biglietto di solo andata verso l'America, la fase dolente dell'adattamento, i fatti della vita e le necessità familiari che richiamano al posto d'origine, la valutazione struggente, oscillante tra le radici e l'altrove, tra la quiete delle ambizioni e l'avventura senza contorni.

A complicare le cose e le posizioni, lo sbocciare di un freschissimo amore americano che non si può più allo…

I Love Books: 117. Il filo del rasoio

Immagine
Ho scoperto uno stile che combacia perfettamente con quel mio periodico bisogno di ambientazioni mondane e di bel mondo, meglio se filtrate da una buona dose di sarcasmo e tagliente lucidità all'inglese.

William Somerset Maugham è di questa specie, è un elegantone con il dono della scrittura, e io mi sono tuffata nelle pagine sontuose e allo stesso tempo prosaiche della sua storia, in quel mix di descrizione d'ambienti dorati e vanitosi e di situazioni di vita appassionate e spirituali.

Leggendo Maugham, perlomeno Il filo del rasoio (The Razor's Edge, 1944), viene in mente il romanzo rosa (su questo la critica che tanto lo detestava non aveva del tutto torto), ma c'è una dimensione in più nelle sue pagine, un'abilità sottesa: quella di mettere in campo tematiche importanti senza appesantire mai l'insieme.
Raccontare cose abbastanza serie, mettere in ballo, traumi, crisi, dolori, ed essere allo stesso tempo eccezionali narratori di mondanità e dolce vita, saper …

Il mio parere su Carol

Immagine
La semplicità può farsi sontuosa nelle mani di un esteta come Todd Haynes (Lontano dal paradisoè un pezzo fondamentale del mio cuore cinefilo),può sublimarsi e far luccicare anche il dettaglio minore, può caricare di tensione emotiva anche gli atti più comuni come bere una tazza di tè, percorrere delle strade in automobile, fare un acquisto. La bellezza è OVUNQUE in Carol, e non può lasciare indifferenti. 
Di pari passo al bello, c'è anche la forza dell'evocare senza strepitare, del creare suggestioni fatte di minimalismo, di discrezione. In punta di piedi, ma con risultati di prepotente coinvolgimento.
Uno scambio di sguardi può caricarsi di una potenza espressiva da far tremare e forse Carol (tratto dal romanzo omonimo del 1952 di Patricia Highsmith) è il film più carico di sguardi potenti che io abbia mai visto, di quel tipo di comunicazione visiva forte che trasporta messaggi destabilizzanti.
Mi sono sentita anch'io parte di questa storia d'amore struggente, vitti…