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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2016

I Love Books: 129. Confusione - La saga dei Cazalet (terzo volume)

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Terzo appuntamento con i Cazalet, ennesima conferma di quanto ho già detto a proposito del primo e del secondo volume. Atmosfere dense e descrizioni che riescono a far vibrare anche la quotidianità, anche il minimo in termini di narrazione.

Stavolta la copertina è di un bellissimo verde petrolio scuro e il titolo, Confusione, fa pensare a tentativi di mettere in prospettiva, di mettere ordine e ad una caotica mancanza di appigli dopo l'atto di rottura violento della guerra.
In effetti i fatti narrati in questo terzo volume non hanno contorni definitivi e sono ancora esterni e sparsi rispetto all'ordinata regola borghese della famiglia, rispetto a quell'andamento vittoriano o segretamente antivittoriano delle prime fasi.

Che dire...

Questi inglesi del Sussex sono ormai parte integrante della mia avventura senza fine da lettrice, sono lì raffinati e turbati da qualcosa o qualcuno che c'è o non c'è più, avvolti di charme inglese e complessità psicologica, dentro ambi…

Il mio parere su Pets - Vita da animali

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Un atto di amore animato per i nostri amici pelosi (o eventualmente piumati), una dedica a loro e anche a noi che ce ne prendiamo cura ogni giorno e ne deridiamo le buffe peculiarità.
Se hai un cane ridi tantissimo vedendo Pets (di Chris Renaud e Yarrow Cheney), riconosci gesti, tendenze, movenze e scemenze e sei felice come un cane quando torna il padrone a casa.
Se avessimo una coda scodinzoleremmo tutto il tempo vedendo questo film.

C'è tanta di quella familiarità da sentirsi a casa, una delle tante case piene di peli e morbidezza dove abita un cane o un gatto e dove si sperimenta ogni giorno qualcosa di speciale.

Pets si fa una domanda, che poi è la stessa di base che ci facciamo noi da quando il nostro pet vive con noi: dentro casa, quando noi non ci siamo, cosa complottano i nostri fidi dagli occhi di zucchero? Cosa fanno questi scaltri strateghi della dolcezza?
Pets prova a rispondere e lo fa con una capacità inventiva adorabile e da una prospettiva newyorkese, all'interno d…

Il mio parere su Fuocoammare

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Anch'io il 3 ottobre ho visto Fuocoammare di Gianfranco Rosi su Rai Tre. Non avevo avuto modo di vederlo prima e la sensazione era quella di essermi persa qualcosa di importante e necessario, specialmente dopo aver saputo della sua candidatura all'Oscar come miglior film straniero.
Dico subito che sono rimasta delusa, che mi aspettavo di sentirmi dentro il fuoco e il mare del titolo, di provare un'indignazione bruciante, di dover asciugare lacrime di rabbia e di dover passare le ore successive ad arginare il senso di pietà e di dolore.


Invece ho spento la televisione un secondo dopo i titoli di coda, borbottando verso il nulla, insoddisfatta.
Silenzi che sanno di vuoto, lunghissimi indugi sull'irrilevante, occhio iperdocumentaristico distaccato fino all'impassibilità, pezzi di vita altrui fuori tema. Di tanto in tanto le immagini dirette o le testimonianze della tragedia degli sbarchi dei migranti, quello che doveva essere il cuore nero pulsante del documentario e…

Il mio parere su Café Society

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Prendete i classici temi della visione del mondo alleniana, inseriteli in un soave e patinato contesto hollywoodiano anni '30, aggiungete la fotografia divina di Vittorio Storaro, un cast brillantissimo, una vicenda centrale di amore vissuto-rimandato-ritrovato-complicato che emana romanticismo e ironia tragica ad ogni scena, della fondamentale musica jazz d'atmosfera, un tocco glamour ed uno malinconico, ed eccovi servito uno dei film più piacevoli e riusciti della non sempre riuscita produzione (recente) di Allen.


80 anni e non sentirli! Anzi, a dispetto di ogni torpore senile, regalare allo spettatore un gioiellino luccicante e cinefilo che più bello di così non poteva essere.
C'è l'anima autoriale di Woody Allen in Café Society, un suo coinvolgimento registico così forte da rendere l'insieme inappuntabile, familiare nelle tematiche e nelle dinamiche, ma con in più una perfezione stilistica, un languore estetico che non ci si aspetta.

Un film come Café Society