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Visualizzazione dei post da 2017

I Love Books: 147. Il mulino sulla Floss

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In Perché leggere i classici Calvino dice: Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell'universo, al pari degli antichi talismani.Il mulino sulla Floss, di cui nessuno parla probabilmente dal secolo scorso e che io ho letto in un'edizione stravecchia e ingiallita (ma esiste anche in edizioni Oscar Mondadori nuove di zecca), è stato per me un equivalente dell'universo.
L'universo come insieme di dinamiche, fatti, tendenze, visioni che hanno validità e durata da sempreverde, che puoi trovare in ogni cosa e in qualsiasi dimensione, che permette il riconoscimento, il sentirsi parte di un tutto senza inizio e senza fine. L'universo come emblema, come talismano.
Nelle scienze naturali, per quel che ho inteso, non c'è nulla di meschino per l'intelligenza che possegga un'ampia visione dei rapporti: tale che ogni oggetto singolo le richiami tutta una folla di circostanze concomitanti. Lo stesso si verifica senza dubbio nell'osservazione d…

I Love Books: 146. La pietra di luna

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Non avete mai letto nulla di Wilkie Collins? Errore madornale, lacuna letteraria da colmare subito senza puntare al risparmio e senza indulgere in un folle scetticismo.

Spendete tutti i vostri soldi nei libri scritti da Wilkie Collins (editi con stile da Fazi Editore) e vi ritroverete dentro casa un tesoro, un patrimonio contro la miseria di certe giornate e di certa letteratura vuota.

Ho tessuto km di lodi di questo avvocato inglese non praticante nato per incantare il lettore di ogni secolo (ne ho scritto quiqui e qui), l'effetto post-disco rotto è inevitabile, ma proprio non riesco a trovare un difetto nei romanzi di Collins letti finora. In quelli di Dickens sì (ebbene sì), ma nei suoi no: continuo a sprofondarci dentro con grande e duraturo benessere. Mi va di sapere, devo sapere, vivo per sapere come procedono le sue lunghe trame.

La pietra di luna è stata un'altra grande soddisfazione: l'ho letto in modo discontinuo, perché durante le vacanze anche la vita da lett…

2 libri (+ 1 serie tv) per le vacanze estive

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Ho letto sul web consigli di lettura e vademecum letterari per l'estate di ogni genere e di svariati livelli di fattibilità. Le liste sono spesso lunghe e prevedrebbero l'ausilio di carriole per il trasporto dei volumi suggeriti e un paio di fantasiosi mesi extra di estate e tempo libero.

Io voglio essere realista e tenere nella giusta considerazione il sacrosanto diritto all'otium estivo dopo il negotium delle tre precedenti stagioni, la soave tendenza all'inettitudine da spiaggia, al pisolino pomeridiano che ci fa sentire sbronzi al risveglio, alle passeggiate en plein air, agli affondi con la lingua nel gelato, a tutte quelle benefiche forme di accidia agostana che spesso non prevedono cultura e letteratura, non a dosi elevate almeno.

Per questo vi consiglierò solo due libri, entrambi freschi (non di uscita), positivi, facili da sintonizzare al clima esterno.

Li ho letti entrambi da poco (il primo è in realtà una rilettura, un ritorno alla mia preistoria liceale) e…

I Love Books: 145. Il racconto dell'ancella

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Scrivere di questo romanzo è difficile, c'è qualcosa di violento che strappa il foglio bianco, ma anche una stasi surreale che impedisce di provare qualcosa per un po' e di parlarne.

Lascia senza parole Il racconto dell'ancella, e con una paralisi delle intenzioni.
Il cervello ne esce spaventato, l'apparato riproduttivo straziato per empatia con la protagonista, il proprio senso di indipendenza rinvigorito per contrappeso.
Non è una lettura facile, o meglio, lo è per come è scritto e per la capacità di coinvolgimento che ha (si legge d'un fiato, ha una prosa fluente), ma aggredisce la pace interiore, si mette a punzecchiare senza sosta il nostro essere donne in punti piuttosto sensibili, aree della nostra dimensione femminea che se toccate possono ferire, atterrire, denudare. Leggerlo da uomini deve essere altrettanto doloroso, immagino.
Distopia non è come dire utopia, è un'ipotesi di futuro che osserva il presente, un'esasperazione condita di fantasia e di…

I Love Books: 144. Mia figlia, don Chisciotte

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Ultimamente provo a leggere più narrativa indipendente, a conoscere nuove realtà editoriali, nuovi nomi in catalogo, nuove scritture.

Tipo la NN Editore, la casa editrice milanese che ci ha fatto conoscere Kent Haruf (io non ho ancora avuto il piacere) e Jenny Offill (di cui ho letto Sembrava una felicità) e che esercita su di me un grande fascino grafico a prescindere dal nome e dal titolo in copertina.

Mia figlia, don Chisciotte l'ho comprato a scatola chiusa durante Una marina di libri a Palermo; ho toccato tutti i libri esposti nello stand NN, li ho desiderati uno per uno, poi mi sono fermata su questa copertina rosso mattone e l'ho fatta mia*.

Mi ha incuriosito il titolo, una dichiarazione netta, quella virgola dalla doppia possibilità, la genitorialità accostata alla letteratura.

È un romanzo molto originale negli intenti, una sorta di ibrido tra il saggio e la dichiarazione d'amore, tra l'analisi accademica e la narrazione familiare. Lo scrittore catanese, che a…

I Love Books: 143. Moby Dick

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C'è sempre un grande classico non ancora letto nonostante i primi capelli bianchi e l'amore millenario per i libri. Un classico che improvvisamente si decide di leggere nel 2017, presi per mano dal tempo dilatato dell'estate e da un gruppo di lettura online (gli amabili Scratchreaders dell'amato Scratchbook) per sentirsi meno terrorizzati da certi abissi oceanico-letterari.

Così in questo inizio estate, per la prima volta a 33 anni, ho letto Moby Dick, grande Leviatano letterario che ho evitato per decenni e per errore, perché convinta fosse un'avventura di pirati e di ittica megalomane, un testo per ragazzini che aspirano a diventare capitani coraggiosi e vanno matti per i documentari sulle balene e i pesci martello. Ci vedevo dentro uno speciale di Superquark con ricostruzione 3D della balena e ci vedevo tanta noia. "Ma scherzi? Non fa per me!" e affini.
Nelle esortazioni di chi me lo consigliava vedevo promesse da marinaio.

A me di balene non frega gr…

Serie tv Netflix: 4. Anne with an E

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Anne with an E è ufficialmente una delle mie serie tv preferite di tutti i tempi. Vi spiego perché.

Il primo libro che da bambina ho letto in autonomia, con consapevolezza e sincero piacere, è stato Anna dai capelli rossi (Anne of Green Gables). Il mio primo amore verso il contenuto e verso il libro come oggetto.
Lucy Maud Montgomery mi ha avviato a una vita da lettrice forte e io mi portavo dietro le sue parole in copertina rigida Mursia dovunque andassi, felice di aver scoperto una porzione di paradiso col solo ausilio della mia alfabetizzazione da scuola elementare. Debito di riconoscenza a vita verso Lucy.

Netflix avrebbe potuto rovinare un mio meraviglioso pezzo di memoria letteraria e invece ne ha fatto qualcosa di speciale, una serie di qualità elevata, con un modo di fare attuale e indipendente e una cura narrativa, un conforto letterario da romanzo ottocentesco.
Moderno e pienamente romanzesco, un piccolo miracolo che fa innamorare e gioire.
La sceneggiatura di  Moira Walley-Bec…

I Love Books: 142. I racconti di Pietroburgo

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La Prospettiva Nevskij, le atmosfere surreali, le apparizioni senza senso, le perdizioni e le predizioni, una versione di San Pietroburgo onirica e grottesca che se si decide di accettare riserva sorprese e seduzioni.

I romanzieri russi sono sempre macchine di furore letterario, sono impetuosi e trainanti; a dispetto del rigore termico in cui scrivono sciolgono glaciazioni con le loro penne infuocate.

Gogol' è ancora di più di questo: è pazzo.

Di una pazzia creativa in grado di offrire sorrisi e turbamenti al lettore; il suo è un gioco con regole speciali a cui si partecipa sospendendo ogni puntiglio e disappunto razionale.
Mi sono immersa nel suo mondo privo di senso eppure vicinissimo alla verità con l'intenzione di scrollarmi di dosso un po' di serietà e di dimenticare il dramma amplificato della mia precedente lettura.

Ci sono riuscita. Cinque racconti, cinque diverse sperimentazioni, una letteratura russa diversa da quella più impegnativa e maestosa a cui sono abituat…

Quello che Girls ha significato per me

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2012 - 2017.
Ho aspettato un po' prima di vederla, non ero pronta all'addio, ma adesso è fatta, ce l'ho fatta.
FINITA. La sesta e ultima - ULTIMA - stagione di Girls ha chiuso qualcosa dentro di me, un flusso di libertà solidale e femminista che proverò a tenere sempre con me.
Perché Girls non è solo una serie tv nel mucchio, ma una modalità di pensiero, una manifestazione plateale di indipendenza, un'occasione unica per salvarsi.

Quello che Girls, Lena Dunham e la sua Hannah Horvath hanno rappresentato per me provo a dirvelo con qualche parola chiave.

Libertà: sessuale, corporea, verbale, estetica, lavorativa, esistenziale. Quella di Hannah è una vita aperta, esposta a correnti di incontri, scontri, errori, eccessi, esperienze. Vulnerabile per questo, non sempre funzionante, ma anche estremamente autentica. Un inno all'autodeterminazione, alla strafottenza nei confronti del giudizio, all'espressione del sé fisico e psichico.
Hannah è una Nuda Veritas sovrappeso…

I Love Books: 141. Una vita come tante

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La vastità è difficile da commentare, pertanto anche per questo romanzo dividerò le mie considerazioni in due parti: 5 ragioni per leggerlo e 5 ragioni per non leggerlo (solo così posso esprimere la mia soddisfazione e il mio disappunto, entrambi della stessa entità e in perfetto equilibrio!).

5 ragioni per leggere Una vita come tante:

1) Si legge benissimo e scivola via, pagina dopo pagina, senza alcuna discontinuità e con impeto sempre acceso.
Tutto ciò a dispetto di una mole ingombrante (ho pesato il libro, siamo intorno ai 1200 gr) che fa tremare i polsi per lo sforzo e gonfiare i bicipiti durante il sollevamento. È, sopra ogni cosa, scorrevole: dote fondamentale e per niente scontata in un libro di questa taglia.

2) È un libro eroico: sfida le odierne esigenze di leggerezza, sfida i formati più ergonomici e alla moda, sfida la brevitas, recupera il canone ottocentesco e ne fa contenitore di scrittura senza limiti, senza soggezioni editoriali. Chi ama leggere corposi tomi di lettera…

Ho aperto un sito 💗 (e volevo dirlo anche qui)

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(Concedetemi un piccolo momento promozionale...)

Il blog l'ho trascurato un po' negli ultimi tempi, ma per una buona causa: una settimana fa ho aperto e lanciato un sito web.💗

Si chiama www.editingescrittura.ite dal suo nome ben poco ermetico potete capire cosa ci trovate dentro: è un piccolo posto con il cuore in cui ci si prende cura delle parole e si crede fermamente nella buona scrittura.
Minimale, pulito, monopagina e animato da un credo evergreen: le parole sono importanti.


Un atto d'amore in formato petite (come me!) per la scrittura e le sue necessità troppo spesso, ahimè, trascurate.
Sentimenti letterari e cuori palpitanti a parte, offro servizi di correzione e stesura di testi di varie tipologie, online e offline.  Mi rivolgo agli scrittori, ma anche alle aziende, ai piccoli business, ai giornali, agli studenti alle prese con la tesi di laurea, a chiunque voglia evitare la sempiterna guerra contro il foglio bianco o il foglio pieno di refusi.
Mi piace pensarlo c…

I Love Books: 140. Quando lei era buona

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Quando Philip Roth era giovane. Eppure scriveva già per tagliare e incalzare il lettore e lo faceva benissimo, con bellezza distruttiva e talento violento.

Quando lei era buona è il romanzo di Roth più triste che abbia letto (fra i letti finora), quello più simile ad una tragedia greca, con il dramma prima in nuce e poi in crescendo e il finale come acme devastante.
Si ha bisogno di essere medicati a fine lettura.

I Love Books: 139. Mobili di famiglia

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Con Alice Munro ho instaurato un rapporto in crescendo: siamo partite male con In fuga, ci siamo messe d'accordo con Chi ti credi di essere?, ci siamo perfino amate con Mobili di famiglia.
24 racconti dal 1995 al 2014, quasi 800 pagine, summa fatta di selezione accurata, di evoluzione stilistica e fermezza di contenuti.

Il mio parere su Jackie

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Se sul dizionario ci fosse la voce Natalie Portman, il significato sarebbe questo: attrice di bellezza folgorante. Predisposta geneticamente ad incarnarsi nei suoi personaggi. Rigorosa e fulgida stella del cinema di qualità. Studiosa della mimesi e della credibilità di essa. Mostro sacro. Laureata ad Harvard in Psicologia. Ineccepibile.

Il suo volto deformato dal dolore, ogni volta di diverso tipo, è una delle energie più forti che arrivano dallo schermo da un po' di anni a questa parte. Ne parliamo e ce ne ricordiamo per sempre.

I Love Books: 138. Hygge - La via danese alla felicità

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Per una volta non mi esprimo su un libro di letteratura, ma su un piccolo volumetto (che sta spopolando) graficamente nordico ed esteticamente riposante che consiglio a chiunque creda nel potere benefico delle piccole cose.

Se siete dei soggetti con tendenze alla megalomania, cercatori di felicità legate ad attività estreme e cose plateali, se pensate sempre in termini di massimo e non di minimo questo libro non fa per voi, siete troppo cinici e rampanti per l'hygge.

Il mio parere su Moonlight

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Moonlight ha vinto l'Oscar come miglior film, definitivamente, dopo la vittoria durata qualche secondo del nostro amato La La Land che tanto davamo per certa (e vera).
Come ciò sia possibile rimane per me un mistero e se è vero che Trump, la sua politica da uomo delle caverne e l'ondata di risentimento intellettuale per il suo razzismo-sessismo-maschilismo e altre cose da ominide assai poco evoluto c'entrano qualcosa, non posso credere che l'atto politico abbia avuto la meglio su quello artistico.

Il mio parere su Manchester by the Sea

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Manchester by the Sea è un drammone, una di quelle storie in cui la vita dà il peggio di sé e la morte esagera a manifestarsi, in cui la tristezza non è stato d'animo passeggero, ma rottura definitiva e totale, radice profondissima e inestirpabile.

La grazia di narrare le disgrazie non è da tutti, normalmente ci si tuffa nel pathos enfatico, nell'automatismo compiaciuto della tragedia, nel sentimentale lacrimoso.

Ma Manchester by the Sea e Kenneth Lonergan che ne è il regista hanno questa grazia.

Manchester by the Sea è diverso dagli altri film drammatici, è una delicata sinfonia del dolore ed ha perfino la forza di far sorridere lo spettatore. Stupefacente per la sofferenza di cui parla, eppure normale, colmo di bellissima dignità.

I Love Books: 137. Eccomi

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Provo a dividere il mio parere su questo vulcano magmatico detto per convenzione "romanzo" in due sezioni: ciò che mi è piaciuto e ciò che non mi è piaciuto.
L'elenco mi servirà a fare chiarezza, a mettere in prospettiva un orizzonte vasto e forse anche un po' disorganico. Ma bellissimo. E anche pesantissimo.

Cose che mi sono piaciute:

Il mio parere su È solo la fine del mondo

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Le famiglie di Xavier Dolan mi ammazzano sempre un po' e allo stesso tempo mi fanno rinascere.

La capacità d questo regista più giovane di me di trattare il disagio, la distorsione, la difficoltà relazionale fra consanguinei, sollevandoli dalla tetraggine attraverso l'ironia musicale, il parossismo grottesco, il ridicolo liberatorio è qualcosa di prodigioso.
Dolan è un enfant prodige, sappiatelo se non lo sapete già o guardate questo film per averne conferma.

Assisti al dolore e al malessere, ma li aggiri insieme a lui e al suo stile personalissimo e sorridi mentre ti piange il cuore.

I Love Books: 136. Le otto montagne

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Le otto montagne di Paolo Cognetti è ormai un caso letterario, lo sappiamo tutti, e sebbene io diffidi dei casi letterari con fascetta editoriale rimovibile perché ci vedo dello spregevole marketing dietro, stavolta devo ammettere di concordare con l'enfasi pubblicitaria e con l'entusiasmo collettivo.

Le otto montagne non è un capolavoro, non ha grandi novità al suo interno né una scrittura particolarmente connotata, eppure ha un valore grande, un sussurro universale al suo interno che scalda il cuore e fa sentire meno soli. Scioglie ghiacciai emotivi che non credevi nemmeno di avere.

Buffo come un libro che parli di montagne, severe, imponenti, matriarcali, abbia un cuore tenero, fragile, votato all'umiltà.
Le montagne sono impervie e maestose, questo libro è semplice, minimale, non cerca di scalare vette, ma si offre al lettore come un rifugio a valle.

Serie tv Netflix: 3. Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi

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Una serie tv la cui sigla d'apertura recita "Non guardare, non guardare...Ogni singolo episodio provoca sgomento..." (Look Away nella versione in lingua originale), non poteva che avere la genialità in corpo.

Una serie di sfortunati eventi è una serie tv geniale e autocratica, regolata da unità di misura tutte sue, animata dallo stile prima di tutto.

Ci sono i tre orfani Baudelaire e c'è la loro nemesi trasformista, il Conte Olaf, spregevole essere che mira creativamente alla cospicua eredità dei fratelli.

I Love Books: 135. Tony & Susan

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Lo dico subito così mi tolgo il pensiero: il film di Tom FordAnimali notturniè molto, molto, molto meglio della sua fonte letteraria Tony & Susan.

Il film è di una bellezza che atterrisce, il romanzo atterrisce ma è privo di bellezza.
Il film si insinua nella psiche dei personaggi e dello spettatore, il romanzo vorrebbe farlo ma non è (sempre) in grado.

Tutto il nero interiore, la sfida psicologica, la malinconia estetizzante del film si perdono fra le pagine di un romanzo interessante per tecnica, ma poco vibrante.

Il mio parere su Arrival

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La fantascienza mi entusiasma sempre poco e con mille riserve, tutto ciò che è spaziale e altrove siderale al cinema, salvo rare eccezioni (tipo Gravity oThe Martian), mi interessa raramente.

Arrival però è diverso, si colloca da qualche altra parte, una zona al confine con la poesia, l'intimismo e la tristezza, tutte cose che nella sci-fi canonica difficilmente troviamo.
Non so nemmeno se parlare di fantascienza parlando di Arrival perché sugli alieni, le navicelle, le tute, l'improbabile, il dualismo bellico, prevale l'umanità. "Human", scrive la protagonista Louise nella sua lavagnetta da mostrare agli alieni, solo "human".

I Love Books: 134. La donna in bianco

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È la terza volta che parlo di Wilkie Collins (l'ho già fatto con identico entusiasmo in questo post e in questo post) e per la terza volta devo dare ragione al prode Baricco che sulla prima di copertina dice che smettere di leggere Wilkie Collins è impossibile.

Perché è impossibile?

Il mio parere su La La Land

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Il potere speciale di La La Land secondo me è questo: ti fa uscire dalla sala con una luce nel cuore e una dolcezza danzante in corpo che ti fa quasi volare.
Ti sembra di non toccare terra quando cammini per strada dopo aver visto il film, di pesare di meno, di essere aerea e dotata di amore e altre sensazioni elevanti.

La La Landè fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni.