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Visualizzazione dei post da 2017

I Love Books: 151. Assassinio sull'Orient Express

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C'è un'intramontabile smania in me (tu chiamala se vuoi fissazione) di leggere il libro da cui è tratto un film (o una serie tv) subito prima o subito dopo l'uscita in sala.
Devo padroneggiare la materia, conoscerla in entrambe le vesti, avere voce in capitolo per dire "era meglio il libro" (e più di rado "era meglio il film/la serie tv").

Dunque, in vista dell'uscita del nuovo film di Kenneth BranaghAssassinio sull'Orient Express (di cui parlerò in un apposito post), mi sono procurata il romanzo omonimo di Agatha Christie e sono salita in carrozza insieme a Poirot e a tutti gli altri imputabili passeggeri.

Persona assai amabile questo Monsieur Hercule Poirot provvisto di baffoni esagerati, testa a forma d'uovo, manie di perfezionismo e intuito investigativo di gran classe, senza eccessi.
Così come è amabile il libro nella sua attitudine ludica e nella sua furbizia.
Agatha Christie doveva essere una signora inglese assai beffarda e astuta, u…

I Love Books: 150. Indignazione

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Trovate altri miei atti di fede nei confronti di Philip Rothquiquiquiquiquiquiqui.
Il suo talento nella scrittura è qualcosa di simile all'onnipotenza e anche nei romanzi brevi sono contenuti ordigni esplosivi di miracoloso effetto.

Quando leggo Roth dopo mi capita sempre di applicare ciò che ho letto alla mia personale esperienza di essere umano, mi capita di pensare "anch'io a volte agisco così", di relazionarmi con ciò che leggo ben oltre la mera attività del leggere. Le sue storie di ineluttabilità, di errore e di mille altre variabili dello spettro umano si riversano su di me per giorni e giorni.
Roth sa tutto di me e di noi.

Con Indignazione è accaduto ancora. La parabola discendente del protagonista - fulminea e rovinosa - ci riguarda in qualche modo tutti.

Un incontro può sconvolgere un progetto di vita. Una caparbietà eroica può trasformarsi in una rovina.

Certe volte ci impuntiamo su qualcosa, un'idea, un credo, una convinzione, e il nostro …

Serie tv Netflix: Stranger Things 2

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Le soddisfazioni più grandi oggi me le dà Netflix. Sto diventando sempre più un automa da divano ma almeno soddisfatto.
L'anno scorso ho dichiarato tutta la mia riconoscenza ai fratelli Duffer in questo post.
Quest'anno confermo ogni parola della mia dichiarazione e ne aggiungo poche altre. 
Accomodarsi per la seconda volta nell'estetica anni '80 della serie è stato spontaneo, quella meraviglia ormai la conosciamo bene.
Le citazioni hanno continuato a dare la gioia della celebrazione a chi ha più di 30 anni come me (quella dei Ghostbusters sopra tutte), ma in questa stagione si sono messe un po' da parte, si sono integrate nel sistema. L'essenza di Stranger Things è proprio il citare e il far rivivere anni lontani e questo ormai è un dato di fatto e di stile che non si sposta da lì (per fortuna) e non ha bisogno di esternazioni nette.
È il contenuto narrativo a brillare, anche nelle tenebre ramificate che attraversano ogni cosa, in questa seconda stagione.

La …

I Love Books: 148. Allontanarsi + 149. Tutto cambia (La saga dei Cazalet)

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Non dirò nello specifico di cosa parlano questi ultimi due volumi e come lo fanno perché mi ripeterei (vedi i miei devotissimi post sul primosecondoterzo volume). Questa è una delle poche saghe coerenti e omogenee per bellezza e stile in ogni volume. È come un flusso di narrazione unica interrotto solo dalla scansione editoriale.
Se vi è piaciuto il primo, sarà la stessa identica cosa con il secondo, il terzo, il quarto e il quinto.


Vi dico invece, perché, nella sua globalità, questa saga ha conquistato schiere di lettori, vi dico qual è, secondo me, il suo raffinato superpotere.

- Credo sia sopra ogni cosa la sua umanità, declinata in ogni possibilità caratteriale, in ogni esperienza di vita, in ogni fallimento, in ogni possibile combinazione di benessere e malessere.
Ci siamo specchiati dentro l'umanità cangiante di questa saga, la sua coralità ci ha permesso di identificarci ora in uno ora in un altro dei suoi personaggi. Ogni angoscia, ogni speranza, ogni sbaglio ha coinv…

Il mio parere su Blade Runner 2049

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Vi dico subito perché mi è piaciuto (voglio provare ad essere sintetica).

- Perché riesce nella quasi impossibile impresa di umanizzare tutta la carica artificiale, fredda e cibernetica che i film distopici e fantascientifici hanno. Ho già detto in altre occasioni che tutto ciò che è futuro ipercinetico e megalomania ingegneristica non fa al caso mio, che il filone sci-fi non riesce a trasmettermi nulla, ma poi ho visto Arrival e ho creduto alle lacrime che possono derivare dalla fantascienza e persino alla raffinatezza che può avere se narrata con lo sguardo giusto. Anche Blade Runner 2049 tocca il cuore, quello umano, edè un miracolo da questo punto di vista.
Se Blade Runner 2049 è un replicante, è di quelli fatti bene, con i sentimenti e le emozioni.

- Perché ha lo statuto di un blockbuster da milioni di dollari, ma l'anima di un film intimista e filosofico. È stupefacente ritrovarsi immersi in pause contemplative e in indugi riflessivi quando quello che ci aspetta da un film …

I Love Books: 147. Il mulino sulla Floss

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In Perché leggere i classici Calvino dice: Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell'universo, al pari degli antichi talismani.Il mulino sulla Floss, di cui nessuno parla probabilmente dal secolo scorso e che io ho letto in un'edizione stravecchia e ingiallita (ma esiste anche in edizioni Oscar Mondadori nuove di zecca), è stato per me un equivalente dell'universo.
L'universo come insieme di dinamiche, fatti, tendenze, visioni che hanno validità e durata da sempreverde, che puoi trovare in ogni cosa e in qualsiasi dimensione, che permette il riconoscimento, il sentirsi parte di un tutto senza inizio e senza fine. L'universo come emblema, come talismano.
Nelle scienze naturali, per quel che ho inteso, non c'è nulla di meschino per l'intelligenza che possegga un'ampia visione dei rapporti: tale che ogni oggetto singolo le richiami tutta una folla di circostanze concomitanti. Lo stesso si verifica senza dubbio nell'osservazione d…

I Love Books: 146. La pietra di luna

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Non avete mai letto nulla di Wilkie Collins? Errore madornale, lacuna letteraria da colmare subito senza puntare al risparmio e senza indulgere in un folle scetticismo.

Spendete tutti i vostri soldi nei libri scritti da Wilkie Collins (editi con stile da Fazi Editore) e vi ritroverete dentro casa un tesoro, un patrimonio contro la miseria di certe giornate e di certa letteratura vuota.

Ho tessuto km di lodi di questo avvocato inglese non praticante nato per incantare il lettore di ogni secolo (ne ho scritto quiqui e qui), l'effetto post-disco rotto è inevitabile, ma proprio non riesco a trovare un difetto nei romanzi di Collins letti finora. In quelli di Dickens sì (ebbene sì), ma nei suoi no: continuo a sprofondarci dentro con grande e duraturo benessere. Mi va di sapere, devo sapere, vivo per sapere come procedono le sue lunghe trame.

La pietra di luna è stata un'altra grande soddisfazione: l'ho letto in modo discontinuo, perché durante le vacanze anche la vita da lett…

2 libri (+ 1 serie tv) per le vacanze estive

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Ho letto sul web consigli di lettura e vademecum letterari per l'estate di ogni genere e di svariati livelli di fattibilità. Le liste sono spesso lunghe e prevedrebbero l'ausilio di carriole per il trasporto dei volumi suggeriti e un paio di fantasiosi mesi extra di estate e tempo libero.

Io voglio essere realista e tenere nella giusta considerazione il sacrosanto diritto all'otium estivo dopo il negotium delle tre precedenti stagioni, la soave tendenza all'inettitudine da spiaggia, al pisolino pomeridiano che ci fa sentire sbronzi al risveglio, alle passeggiate en plein air, agli affondi con la lingua nel gelato, a tutte quelle benefiche forme di accidia agostana che spesso non prevedono cultura e letteratura, non a dosi elevate almeno.

Per questo vi consiglierò solo due libri, entrambi freschi (non di uscita), positivi, facili da sintonizzare al clima esterno.

Li ho letti entrambi da poco (il primo è in realtà una rilettura, un ritorno alla mia preistoria liceale) e…

I Love Books: 145. Il racconto dell'ancella

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Scrivere di questo romanzo è difficile, c'è qualcosa di violento che strappa il foglio bianco, ma anche una stasi surreale che impedisce di provare qualcosa per un po' e di parlarne.

Lascia senza parole Il racconto dell'ancella, e con una paralisi delle intenzioni.
Il cervello ne esce spaventato, l'apparato riproduttivo straziato per empatia con la protagonista, il proprio senso di indipendenza rinvigorito per contrappeso.
Non è una lettura facile, o meglio, lo è per come è scritto e per la capacità di coinvolgimento che ha (si legge d'un fiato, ha una prosa fluente), ma aggredisce la pace interiore, si mette a punzecchiare senza sosta il nostro essere donne in punti piuttosto sensibili, aree della nostra dimensione femminea che se toccate possono ferire, atterrire, denudare. Leggerlo da uomini deve essere altrettanto doloroso, immagino.
Distopia non è come dire utopia, è un'ipotesi di futuro che osserva il presente, un'esasperazione condita di fantasia e di…

I Love Books: 144. Mia figlia, don Chisciotte

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Ultimamente provo a leggere più narrativa indipendente, a conoscere nuove realtà editoriali, nuovi nomi in catalogo, nuove scritture.

Tipo la NN Editore, la casa editrice milanese che ci ha fatto conoscere Kent Haruf (io non ho ancora avuto il piacere) e Jenny Offill (di cui ho letto Sembrava una felicità) e che esercita su di me un grande fascino grafico a prescindere dal nome e dal titolo in copertina.

Mia figlia, don Chisciotte l'ho comprato a scatola chiusa durante Una marina di libri a Palermo; ho toccato tutti i libri esposti nello stand NN, li ho desiderati uno per uno, poi mi sono fermata su questa copertina rosso mattone e l'ho fatta mia*.

Mi ha incuriosito il titolo, una dichiarazione netta, quella virgola dalla doppia possibilità, la genitorialità accostata alla letteratura.

È un romanzo molto originale negli intenti, una sorta di ibrido tra il saggio e la dichiarazione d'amore, tra l'analisi accademica e la narrazione familiare. Lo scrittore catanese, che a…

I Love Books: 143. Moby Dick

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C'è sempre un grande classico non ancora letto nonostante i primi capelli bianchi e l'amore millenario per i libri. Un classico che improvvisamente si decide di leggere nel 2017, presi per mano dal tempo dilatato dell'estate e da un gruppo di lettura online (gli amabili Scratchreaders dell'amato Scratchbook) per sentirsi meno terrorizzati da certi abissi oceanico-letterari.

Così in questo inizio estate, per la prima volta a 33 anni, ho letto Moby Dick, grande Leviatano letterario che ho evitato per decenni e per errore, perché convinta fosse un'avventura di pirati e di ittica megalomane, un testo per ragazzini che aspirano a diventare capitani coraggiosi e vanno matti per i documentari sulle balene e i pesci martello. Ci vedevo dentro uno speciale di Superquark con ricostruzione 3D della balena e ci vedevo tanta noia. "Ma scherzi? Non fa per me!" e affini.
Nelle esortazioni di chi me lo consigliava vedevo promesse da marinaio.

A me di balene non frega gr…

Serie tv Netflix: 4. Anne with an E

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Anne with an E è ufficialmente una delle mie serie tv preferite di tutti i tempi. Vi spiego perché.

Il primo libro che da bambina ho letto in autonomia, con consapevolezza e sincero piacere, è stato Anna dai capelli rossi (Anne of Green Gables). Il mio primo amore verso il contenuto e verso il libro come oggetto.
Lucy Maud Montgomery mi ha avviato a una vita da lettrice forte e io mi portavo dietro le sue parole in copertina rigida Mursia dovunque andassi, felice di aver scoperto una porzione di paradiso col solo ausilio della mia alfabetizzazione da scuola elementare. Debito di riconoscenza a vita verso Lucy.

Netflix avrebbe potuto rovinare un mio meraviglioso pezzo di memoria letteraria e invece ne ha fatto qualcosa di speciale, una serie di qualità elevata, con un modo di fare attuale e indipendente e una cura narrativa, un conforto letterario da romanzo ottocentesco.
Moderno e pienamente romanzesco, un piccolo miracolo che fa innamorare e gioire.
La sceneggiatura di  Moira Walley-Bec…

I Love Books: 142. I racconti di Pietroburgo

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La Prospettiva Nevskij, le atmosfere surreali, le apparizioni senza senso, le perdizioni e le predizioni, una versione di San Pietroburgo onirica e grottesca che se si decide di accettare riserva sorprese e seduzioni.

I romanzieri russi sono sempre macchine di furore letterario, sono impetuosi e trainanti; a dispetto del rigore termico in cui scrivono sciolgono glaciazioni con le loro penne infuocate.

Gogol' è ancora di più di questo: è pazzo.

Di una pazzia creativa in grado di offrire sorrisi e turbamenti al lettore; il suo è un gioco con regole speciali a cui si partecipa sospendendo ogni puntiglio e disappunto razionale.
Mi sono immersa nel suo mondo privo di senso eppure vicinissimo alla verità con l'intenzione di scrollarmi di dosso un po' di serietà e di dimenticare il dramma amplificato della mia precedente lettura.

Ci sono riuscita. Cinque racconti, cinque diverse sperimentazioni, una letteratura russa diversa da quella più impegnativa e maestosa a cui sono abituat…

Quello che Girls ha significato per me

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2012 - 2017.
Ho aspettato un po' prima di vederla, non ero pronta all'addio, ma adesso è fatta, ce l'ho fatta.
FINITA. La sesta e ultima - ULTIMA - stagione di Girls ha chiuso qualcosa dentro di me, un flusso di libertà solidale e femminista che proverò a tenere sempre con me.
Perché Girls non è solo una serie tv nel mucchio, ma una modalità di pensiero, una manifestazione plateale di indipendenza, un'occasione unica per salvarsi.

Quello che Girls, Lena Dunham e la sua Hannah Horvath hanno rappresentato per me provo a dirvelo con qualche parola chiave.

Libertà: sessuale, corporea, verbale, estetica, lavorativa, esistenziale. Quella di Hannah è una vita aperta, esposta a correnti di incontri, scontri, errori, eccessi, esperienze. Vulnerabile per questo, non sempre funzionante, ma anche estremamente autentica. Un inno all'autodeterminazione, alla strafottenza nei confronti del giudizio, all'espressione del sé fisico e psichico.
Hannah è una Nuda Veritas sovrappeso…