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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2017

I Love Books: 136. Le otto montagne

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Le otto montagne di Paolo Cognetti è ormai un caso letterario, lo sappiamo tutti, e sebbene io diffidi dei casi letterari con fascetta editoriale rimovibile perché ci vedo dello spregevole marketing dietro, stavolta devo ammettere di concordare con l'enfasi pubblicitaria e con l'entusiasmo collettivo.

Le otto montagne non è un capolavoro, non ha grandi novità al suo interno né una scrittura particolarmente connotata, eppure ha un valore grande, un sussurro universale al suo interno che scalda il cuore e fa sentire meno soli. Scioglie ghiacciai emotivi che non credevi nemmeno di avere.

Buffo come un libro che parli di montagne, severe, imponenti, matriarcali, abbia un cuore tenero, fragile, votato all'umiltà.
Le montagne sono impervie e maestose, questo libro è semplice, minimale, non cerca di scalare vette, ma si offre al lettore come un rifugio a valle.

Serie tv Netflix: 3. Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi

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Una serie tv la cui sigla d'apertura recita "Non guardare, non guardare...Ogni singolo episodio provoca sgomento..." (Look Away nella versione in lingua originale), non poteva che avere la genialità in corpo.

Una serie di sfortunati eventi è una serie tv geniale e autocratica, regolata da unità di misura tutte sue, animata dallo stile prima di tutto.

Ci sono i tre orfani Baudelaire e c'è la loro nemesi trasformista, il Conte Olaf, spregevole essere che mira creativamente alla cospicua eredità dei fratelli.

I Love Books: 135. Tony & Susan

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Lo dico subito così mi tolgo il pensiero: il film di Tom FordAnimali notturniè molto, molto, molto meglio della sua fonte letteraria Tony & Susan.

Il film è di una bellezza che atterrisce, il romanzo atterrisce ma è privo di bellezza.
Il film si insinua nella psiche dei personaggi e dello spettatore, il romanzo vorrebbe farlo ma non è (sempre) in grado.

Tutto il nero interiore, la sfida psicologica, la malinconia estetizzante del film si perdono fra le pagine di un romanzo interessante per tecnica, ma poco vibrante.

Il mio parere su Arrival

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La fantascienza mi entusiasma sempre poco e con mille riserve, tutto ciò che è spaziale e altrove siderale al cinema, salvo rare eccezioni (tipo Gravity oThe Martian), mi interessa raramente.

Arrival però è diverso, si colloca da qualche altra parte, una zona al confine con la poesia, l'intimismo e la tristezza, tutte cose che nella sci-fi canonica difficilmente troviamo.
Non so nemmeno se parlare di fantascienza parlando di Arrival perché sugli alieni, le navicelle, le tute, l'improbabile, il dualismo bellico, prevale l'umanità. "Human", scrive la protagonista Louise nella sua lavagnetta da mostrare agli alieni, solo "human".

I Love Books: 134. La donna in bianco

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È la terza volta che parlo di Wilkie Collins (l'ho già fatto con identico entusiasmo in questo post e in questo post) e per la terza volta devo dare ragione al prode Baricco che sulla prima di copertina dice che smettere di leggere Wilkie Collins è impossibile.

Perché è impossibile?