Serie tv Netflix: 4. Anne with an E


Anne with an E è ufficialmente una delle mie serie tv preferite di tutti i tempi. Vi spiego perché.

Il primo libro che da bambina ho letto in autonomia, con consapevolezza e sincero piacere, è stato Anna dai capelli rossi (Anne of Green Gables). Il mio primo amore verso il contenuto e verso il libro come oggetto.
Lucy Maud Montgomery mi ha avviato a una vita da lettrice forte e io mi portavo dietro le sue parole in copertina rigida Mursia dovunque andassi, felice di aver scoperto una porzione di paradiso col solo ausilio della mia alfabetizzazione da scuola elementare. Debito di riconoscenza a vita verso Lucy.

Netflix avrebbe potuto rovinare un mio meraviglioso pezzo di memoria letteraria e invece ne ha fatto qualcosa di speciale, una serie di qualità elevata, con un modo di fare attuale e indipendente e una cura narrativa, un conforto letterario da romanzo ottocentesco.
Moderno e pienamente romanzesco, un piccolo miracolo che fa innamorare e gioire.
La sceneggiatura di  Moira Walley-Beckett (sì, la stessa di Breaking Bad, proprio lei) e un'attrice briosa ed espressiva di impressionante talento, la giovane Amybeth McNulty, scelta tra migliaia di aspiranti Anne dai capelli rossi, sono probabilmente il segreto di tanta riuscita bellezza.


Al di là del legame nostalgico con il libro e della sua squisita natura romanzesca, Anne with an E mi è piaciuto anche per altri motivi.

- Perché tratta temi attuali e ha un'appeal attuale. Non è melodramma in costume a tema disgrazie da orfanotrofio, destino nefasto e scoperta del bene in versione patetica. Sì, c'è l'orfanotrofio (ma solo come ricordo), c'è il destino nefasto, ma c'è anche un'avventura di vita nuova autentica, nel bene e nel male, nei momenti di tripudio neofamiliare e in quelli di sgomento e incertezza, senza indugi old fashioned e soluzioni troppo facili.
I toni non sono da sceneggiato spagnolo o da cartone animato sadico degli anni '80-'90 tipo Pollyanna o Milly, ma brillanti, freschi, conditi di ironia e di riferimenti importanti tutt'altro che datati.

- Perché Anne parla senza sosta, non come farebbe una logorroica tradizionale, ma celebrando le singole parole con enfasi da oratore classico. Le sue sono feste del dire, verbi e aggettivi danzanti pronunciati con consapevolezza e desiderio, strumenti per arricchire, incantare, talora stordire ma sempre in modo irresistibile.
Paroloni, citazioni da Jane Eyre, perifrasi maestose.
Adoro la proprietà di linguaggio di Anne, il suo amore per i vocaboli, la sua convinzione che:
If you have big ideas, you have to use big words to express them, haven’t you? For example, I am enraptured by this glorious landscape!
- Perché Anne ha una mente libera e indipendente, una vivacità intellettuale speciale. Con le sue corone di fiori in testa, le trecce color carota e la sua visione principesca e floreale del mondo, non smette un attimo di incantare e trasmettere energia vitale.
Anna ha sofferto, il suo passato (che compare sotto forma di bui flashback) è terrificante, il suo presente la mette alla prova, ma la capacità stupefacente di immaginazione e l'inventiva romanzesca la salvano, la sollevano, la rendono un concentrato di reazione positiva alla vita. Da questo punto di vista Anne with an E è un inno all'altrove, un invito ad attivare l'immaginazione quando il reale funziona male.


- Perché ha anche un lato più tormentato e non è tutto frizzi, lazzi, lentiggini e sogni.
È una serie onesta e adulta, che mette in scena alti e bassi, luci e ombre con più vigore della sua fonte letteraria. Amybeth McNulty è prodigiosa in entrambe le versioni di Anne, quella coi fiori in testa e il sorriso enorme e quella con le lacrime e il trauma negli occhi.

- Perché affronta argomenti legati al femminismo e al tema dell'identità ed è fortemente orientata a sottolineare le mille energie rinnovabili dell'animo femminile.
Si parla di ciclo mestruale e di come non ci sia da vergognarsi, si affronta la spinosa questione della donna del focolare vs la donna che studia e si realizza oltre le pareti di case, si tenta di dimostrare che le donne possono fare le stesse cose degli uomini ed è così bello sentire Anne elaborare un proprio pensiero e una prospettiva alternativa a quella imperante a fine '800.

- Perché le distese immense di verde e di natura dell'isola canadese Prince Edward che accompagnano la narrazione e le corse di Anne sono pura bellezza, ossigeno e cromoterapia.
Green Gables e la cittadina fittizia di Avonlea sono grandi comprimari del romanzo e anche nella serie tv inondano gli occhi, allargano le vedute, mettono in moto sentimenti naturalistici e liberatori.
Non vedevo una fotografia così luminosa da tempo.

- Perché Marilla e Matthew Cuthbert che accolgono Anna in casa loro per un fortunato errore (avevano chiesto un maschio) e ne diventano la famiglia ufficiale, sono amabili e commoventi oltre ogni dire, sono la prova che un figlio è amore anche se adottato, anche se si è vecchi e provati dall'esistenza e dalla lunga assenza di moti del cuore. Il rapporto fra i tre si basa su un equilibrio originale - i Cuthbert, mai sposati, avanti con l'età, abitudinari e Anne che colma anni di silenzi e riattiva a sorpresa ogni emozione possibile.
Marilla in particolare è una donna indimenticabile e Geraldine James, con le sue espressioni sempre in bilico tra il rigore e il compiacimento affettivo, è perfetta nel ruolo.


- Perché ha una sigla d'apertura bellissima e artistica (con dei veri dipinti di Brad Kunkle) che vale già tutta la serie e che vi invito a vedere per l'incanto dei vostri occhi.

Insomma per me è stato amore a prima vista, un ritorno alla letteratura della mia infanzia in una versione più adatta ai giorni nostri (giorni in cui io non ho più di 10 anni ma più di 30).
E poi ampi spazi, ampie parole, ampi problemi, ampie possibilità di immaginazione.
Lentiggini, capelli rossi, magrezza e un modo curioso e pienissimo di stare al mondo che mi aveva rapito allora e che mi ha riempito di gioia anche ora.

Commenti

  1. Ho dovuto per forza scrivere anche io qualcosa su questa serie, che ho adorato follemente. A differenza di te non ho mai letto il libro nè ho bei ricordi d'infanzia legati al cartone, al quale per puro caso mi sono avvicinata da adulta. Ma trovo che Anna sia un personaggio meraviglioso ed irripetibile e che in questa serie sia stato reso tutto in maniera più che perfetta. Se non l'avessi già visto, la tua recensione mi avrebbe fatto aprire Netflix di corsa! Ora non ci resta che attendere trepidando la seconda stagione... vogliamo parlare di come ci hanno lasciato??!

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    1. Aspettiamo con trepidazione il ritorno della nostra amata Anna. Ci hanno lasciato come color che son sospesi sti sadici, ma almeno è certo che ci sarà una seconda stagione. Ne riparleremo ;)

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  2. Che dire, l'ho amata follemente anch'io (che, a differenza di te, non ho mai avuto un rapporto speciale con questa storia, anche se conosciuta). In realtà ne ho proprio scritto una recensione (te la linko, se vuoi passarehttps://virginiaeillabirinto.blogspot.it/2017/05/cinerecensione6-chiamatemi-anna-i.html).
    Un piccolo appunto, però. Girando per il web ho notato che molti non hanno apprezzato il personaggio di Anna. L'hanno trovata enfatica, esagerata, melodrammatica. Ecco, secondo il mio modesto parere non hanno capito che questi non sono errori o superficialità nella caratterizzazione ma che lei è proprio così e ciò contribuisce a renderla tenera. Volevo scriverlo da qualche parte perchè mi dispiace moltissimo che questo aspetto non sia stato colto - se non proprio fraintesoxD

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    1. Come osano tacciare Anna di esagerazione? Probabilmente, come dici tu, non hanno colto l'essenza speciale di questa ragazzina, il suo amore per i paroloni e l'immaginazione, il suo essere estrema nelle manifestazioni di entusiasmo e di disappunto. Che poi sono esattamente i motivi per cui io, te e tantissime altre persone l'amiamo.

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  3. Ho divorato talmente tanto velocemente la serie da non essermi nemmeno resa conto di essere giunta all'ultima puntata alla fine, è stato un trauma!
    Hai perfettamente ragione su tutta la linea, il rischio da melodrammone poteva essere davvero grande, e probabilmente se fosse stata realizzata da un'altra casa di produzione sarebbe stato presente. Invece è tutto così delicato, perfetto, mai sopra le righe. Gran parte del merito sono convinta provenga, oltre che dalla sceneggiatura, anche da un cast davvero incredibile: primo tra tutti la protagonista!

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    1. Sì, la protagonista è un fenomeno, nata per fare questo ruolo. Sembra uscita direttamente dalla testa della Montgomery!

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  4. Ciao Margherita! Anche quest'anno non posso farne a meno: dalle mie parti c'è un premio per te! :)

    http://solaris-film.blogspot.it/2017/06/liebster-award-2017.html

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