I Love Books: 141. Una vita come tante


La vastità è difficile da commentare, pertanto anche per questo romanzo dividerò le mie considerazioni in due parti: 5 ragioni per leggerlo e 5 ragioni per non leggerlo (solo così posso esprimere la mia soddisfazione e il mio disappunto, entrambi della stessa entità e in perfetto equilibrio!).

5 ragioni per leggere Una vita come tante:

1) Si legge benissimo e scivola via, pagina dopo pagina, senza alcuna discontinuità e con impeto sempre acceso.
Tutto ciò a dispetto di una mole ingombrante (ho pesato il libro, siamo intorno ai 1200 gr) che fa tremare i polsi per lo sforzo e gonfiare i bicipiti durante il sollevamento. È, sopra ogni cosa, scorrevole: dote fondamentale e per niente scontata in un libro di questa taglia.

2) È un libro eroico: sfida le odierne esigenze di leggerezza, sfida i formati più ergonomici e alla moda, sfida la brevitas, recupera il canone ottocentesco e ne fa contenitore di scrittura senza limiti, senza soggezioni editoriali. Chi ama leggere corposi tomi di letteratura inglese o russa o francese dell'800 si sentirà finalmente moderno.

3) Crea nel lettore degli slanci di umanità fortissimi, delle cure immaginarie verso il protagonista che hanno qualcosa dell'istinto materno, qualcosa dell'amore, qualcosa della solidarietà.
Ho voluto salvare, consolare e medicare Jude infinite volte, mi sono ritrovata umanissima e commossa e da questo punto di vista il romanzo è un'occasione di allenamento al bene.
Un miracolo, considerato che narra di aberrazioni e disumanità.

4) C'è al suo interno una storia d'amore grandiosa che prima è una storia d'amicizia grandiosa, una storia di salvezza e dedizione.
Questi due uomini che si sono voluti bene da subito e si sono poi amati sfidando le avversità e le esitazioni hanno chiamato in causa il mio lato più molle e romantico, hanno sciolto parecchie contratture emotive e mi hanno restituito alla bellezza di un racconto d'amore puro. Lacrimoni assicurati.
Ai suoi occhi, ora, le relazioni felici erano quelle nelle quali entrambi i partecipanti avevano individuato il meglio che il compagno poteva offrire loro, e avevano scelto di farne tesoro.
5) Jude St Francis, Jude l'oscuro, l'autolesionista, il delicato, un tipo alla Hardy più che alla Dickens, è un personaggio di grande impatto tragico, uno di quei grandi sventurati della letteratura che potrebbe diventare icona, o forse lo è già.
Difficile dimenticarsi di lui. Nonostante i difetti del romanzo (vedi i 5 punti seguenti), Jude è una creatura letteraria potente, in lui convergono tutte le possibilità che hanno la crudeltà e l'amore di manifestarsi.

5 ragioni per non leggere Una vita come tante:

1) È inverosimile all'inverosimile. Nonostante il crearsi spontaneo di sentimenti empatici, ho avvertito la finzione troppo spesso, non ho creduto a tante cose, specialmente ad una storia di violenza e di dolore così efferata, ad una serie di sfortune così prepotenti.
Dannazione, Hanya Yanagihara ha davvero esagerato, ha sceneggiato un film dell'orrore, ha pompato la tragedia fino a farne qualcosa di simile alla farsa e questo è il difetto più grande di Una vita come tante. Non è quasi mai credibile; talvolta è quasi ingenuo nel non rendersene conto.

2) I personaggi non hanno alcun legame con il contesto storico-politico-culturale, vivono in queste bolle di rampante successo newyorkese, fanno soldi a palate, tutti (ma un fallito di tanto in tanto no eh?), frequentano bella gente dell'Upper Class, acquistano case maestose, diventano famosi, e tutto accade come fosse la norma, senza transiti e narrazioni sul come, sul perché, sul quando.
Il risultato è che sembrano troppo spesso stereotipi.

3) Mi è parso squilibrato nelle proporzioni. All'inizio pensavo ad una narrazione quadripartita, quattro amici e le loro storie diverse, ma poi la focalizzazione si è fermata su Jude. Su 1100 pagine almeno 800 sono concentrate su di lui.
E gli altri che fine hanno fatto?
Jude è il grande cuore lacerato del romanzo, e su questo siamo d'accordo, ma avrei aggiunto un'alternanza di prospettive, avrei voluto seguire anche le altre vite.
Hey Jude, non ci sei solo tu! (ma solo tu hai sofferto come un cane, lo so, lo so...).

4) Poche sfumature: è tutto troppo spregevole e malato o troppo idilliaco e perfetto. Capisco che il romanzo è giocato sul mega dualismo amore-morte, ma nella vita vera c'è anche la normalità, la via di mezzo, anch'essa perfettamente narrabile.
E qui ritorniamo all'implausibilità (punto 1).

5) La scrittura di Yanagihara non ha stile, non ha connotati peculiari, è di una "facilità" ottima in termini di scorrevolezza (vedi punto 1 dei pro), ma povera in termini di personalità.
Ricorda Donna Tartt (di cui ho parlato qui e qui), ma una sua versione meno colta.

E voi l'avete letto? Cosa ne pensate?

Commenti

  1. Ciao! A me è piaciuto moltissimo, è entrato dritto dritto fra le letture top del 2017.
    Però sono d'accordo con te praticamente su tutto, contro compresi. In particolare, ho sentito molto il punto 1 (a un certo punto non puoi che scegliere, secondo me: o decidi di ignorare volutamente il senso di perplessità derivato da certe scelte e amare il libro oppure decidi di sbuffare e prenderlo per una boiata) e il punto 3 (mi è dispiaciuto moltissimo per JB e Malcolm, che dopo l'inizio sono completamente scomparsi, pur avendo una storia molto interessante, a mio parere).
    Che dire, io ho scelto di amarlo e chiudere gli occhi su parecchie cose, perchè mi ha dato moltissime sensazioni (soprattutto dolore ma vabbè), perchè scorre benissimo (come dici tu) e perchè mi ha fatta riflettere, non senza amarezza, che viviamo nel secolo del progresso e crediamo che tutti possano essere salvati ma, be', non è sempre così.
    Ilenia Zodiaco (una booktuber molto brava, non so se la conosci) l'ha bocciato definendolo "pornografia del dolore". E si, sicuramente c'è questo aspetto, ma secondo me (come dicevo prima) o decidi che ti va bene lo stesso oppure ti smonta tutto.

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    1. Il tuo approccio mi sembra quello giusto per un'opera di questo tipo, hai fatto bene. Ho provato anch'io a ignorare le mie perplessità e l'inverosimiglianza, ma non ci sono sempre riuscita; colpa di un approccio troppo razionale probabilmente.
      La definizione di "pornografia del dolore" forse è un po' estrema, ma indubbiamente c'è un indugiare su dolore, orrore e disgrazie fin troppo esagerato. L'eccesso di tragicità nella tragedia può trasformarsi in farsa.
      Tuttavia non è un romanzo da stroncare, ha anche dei pregi, primo fra tutti la scorrevolezza piena e duratura.

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  2. non l'ho letto... ed arriva tardi sto post però cacchiarola!
    perché ieri ho compiuto gli anni, ed ho chiesto una miriade di regali... libri!
    ma non questo!

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    1. Beh, allora auguri :D
      È un romanzone molto triste, non lo regalerei ad un compleanno, ma se proprio vuoi farti del male autoregalatelo ;) (In realtà ha anche dei pregi, come detto nel post, però ribadisco che è carico di dolore, all'inverosimile, ti avverto!)

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